Copenhagen Wheel Project

La bicicletta ideata dal MIT con tecnologia presa dalla Formula uno

Ha fatto il giro dei siti internet in questi giorni di attenzione “ambientale” e mi ha subito conquistato: da quando ho letto l’articolo sul Corriere della Sera (versione cartacea 8-O) dedicato all’argomento non ho smesso un secondo di pensare a lei, alle sue forme affusolate, ai suoi colori così 2.0, alla sua proiezione interattiva nel tessuto nervoso della città che con la sua capacità di accumulare energia e restituirla quando serve si prepara a dominare.

La Copenhagen Wheel Project nasce e si sviluppa grazie ad un’intuizione di un giovane ingegnere italiano in prestito al MIT, Carlo Ratti, un giovane e brillante architetto che ha visioni e idee su come impostare la sostenibilità urbana nel mondo che verrà. Iscritto all’ADIT, appassionato di Formula 1, osservando i KERS, ovvero i sistemi che consentono alle monoposto di recuperare l’energia durante le frenate, ha pensato e realizzato, assieme alla sua squadra MIT, di realizzare una ruota rivoluzionaria.

Tutto si realizza intorno al mozzo della ruota, si può adattare teoricamente a tutte le biciclette (al momento la voce è verificata dal fatto che la ruota è stata montata su telaio Cinelli), può essere adattata alle tipologie di strade da affrontare (adattando il numero di batterie incluse) e ai desiderata di interattività dell’utente (con aggiunta di sensori ad hoc).

Insomma un vero concentrato di tecnologia che potrebbe scalfire anche il cuore dei nudi e puri amanti del motore, per introdurre in città un mezzo capace di sfidare la mobilità urbana e portare a casa il risultato.

Mi permetto però di rilevare che in Italia il progetto necessiterebbe di qualche norma di sostegno. E’ difatti troppo poco a misura di bici la città italiana, con poche piste ciclabili, norme antiquate, predominanza del mezzo a motore, pericolo di furto e automobilisti indisciplinati nei confronti dei mezzi a due ruote a propulsione umana/elettrica.

Ma non potevamo pensare che la sfida per un mondo migliore potesse fermarsi alla sola tecnologia. Fatti i mezzi, occorre creare anche gli uomini del domani, capaci di comprendere le problematiche, informati, interessati al problema ambiente e stimolati a scegliere mezzi di trasporto alternativi ai motori a scoppio.

Chi vivrà, vedrà. Per ora la Copenhagen Wheel ha solleticato i miei neuroni, le mie papille gustative e innalzato la mia salivazione. Signor Arcuati… la voglio!

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