Web 2.0/3.0 e strumenti di comunicazione

Lo ammetto: nonostante le buone intenzioni dei due post precedenti, peraltro molto delazionati nel tempo, non sono riuscito a tenere il ritmo con il blog.

La latitanza però è servita ad osservare il panorama web e valutare gli strumenti messi a disposizione degli utenti per fare comunità. Ricordo ancora gli esperimenti messi su con il Forum dei Kipsta, il forum Diplomacy, i vari blog tematici. Tutti strumenti comodi, belli, capaci di fare comunità qualora ci fosse stata la medesima dose di “partecipazione” in tutti i partecipanti al forum. Il che ci porta allo spinoso problema del partecipare a un “social network” o della partecipazione online in genere. Internet come sovrastruttura si presenta capace non di aggregare un gruppo preesistente (se non in minima parte e comunque con il predominio della partecipazione agli eventi RL (=Real Life) rispetto a quelli “virtuali” per cui le meccaniche del gruppo si spostano online, generando falsi ritorni di coinvolgimento) ma di trovare e aggregare persone che sentono, parlano e si interessano di un dato argomento e che preferibilmente (almeno nelle fasi iniziali) vorrebbero mantenere la distanza virtuale inalterata tra loro, per non lasciare altro filtro comunicativo che il comune strumento di relazione (o social network che dir si voglia).

Per questo se il blog funziona, in quanto risposta all’esigenza di un singolo di comunicare proprie idee su una vetrina pubblica, difficilmente un forum di amici reali ottiene un qualche successo nel breve o nel lungo periodo (qualora l’effetto novità funzioni nel breve periodo). Si prediligerà sempre e comunque altra forma comunicativa a quella del forum (vuoi gli SMS, la telefonata occasionale, la mail circolare) per lasciare poi ai tradizionali luoghi aggregativi (pub, ristoranti, cinema, case di amici/propria) l’onere di sviluppare il rapporto sociale propriamente detto.
In definitiva nella comunità tradizionale, il peso dello sguardo, dei gesti, della voce e delle relazioni strutturate sorte nel tempo la fanno da padrone.

E qui si arriva al problema FB (=Facebook). Sorto come mezzo per ritrovare gli amici persi di vista funziona alla grande, alla grandissima anzi. Possiamo interfacciarci con persone che non vediamo da tempo, raccontarci ed ascoltare i racconti altrui, vedere foto o raccogliere foto di altri con noi dentro provenienti da tempi immemori, ma alla fine il rapporto che strutturiamo era inesistente prima di FB e nella maggior parte dei casi, rimarrà sporadico anche dopo FB. Il problema è che la moda FB esplosa in maniera esponenziale in questo periodo, ha fatto sì che la rete delle amicizie si estenda anche ai rapporti “reali” ossia alle persone che si conoscono e con cui si hanno rapporti quotidiani o quasi. E da lì, secondo me, che nasce il disagio che fa nascere la voglia di “cancellare l’account”.

La relazione vissuta nella RL, subentrando con violenza anche nella vita virtuale di ognuno di noi genera un senso come di soffocamento, di ingerenza, di scoperto che sotto certi profili vizia anche l’esperienza online. Non si esprime più il sentito, ma si scrive la frase che probabilmente genera un ritorno più positivo o che comunque ottiene il risultato voluto. E quella frase sarà oggetto di relazione nel vissuto quotidiano, perchè sarà letta non da qualche lontano e indistinto amico del passato, ma dal collega, dall’amico vicino, quando non anche dal rivale/amico-nemico e genererà effetti immediati.

La vetrina virtuale quindi tenderà a tornare quella che era nata per essere in tempi brevi.

Forse è anche per questo che son tornato al blog.
Che sia iniziato il rollback?

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