>Racconti intorno al focolare (1)

>Stee, lo sguardo spento e perso nel vuoto, sorseggiava la sua idromiele affianco al focolare della della Sala Comune della sala d’armi della Timberline Arms in Ironforge. I riflessi delle fiamme giocavano con i paramenti dorati che lo rivestivano, segno di un passato glorioso. Le rughe sul volto, la barba non più rossastra, il bastone rinforzato affianco alla sua sedia parlavano di una vecchiaia arrivata e non attesa.

I giovani nani, ancora senza barba e solo con folti baffi, sedevano intorno al Maestro d’Armi per apprendere le tecniche di utilizzo delle asce a due mani, tipica arma nanica e prediletta dai paladini specializzati nella Retribuzione. La lezione era quasi finita.
Stee bevve un altro sorso della sua idromiele e si poggio’ allo schienale della sedia che cigolò. Maestro Brumestar si fece triste in volto all’idea che un simile eroe dell’Alleanza fosse solo e dimenticato, e decise che era il caso di ripianare un poco la situazione. “Giovani aspiranti guerrieri, venite, oggi la lezione finisce qui, ma in compenso chiederemo all’Esploratore Steejans di narrarci di quella volta che salvò la vita al Re”.
I giovani non se lo fecero ripetere due volte e in un men che non si dica erano tutti intorno a Stee implorandolo in reverente silenzio di cominciare a narrare.
Il vecchio nano, accortosi solo allora della presenza dei discepoli intorno a lui, smise di fissare il calice che aveva sorseggiato con occhi vuoti e si guardò intorno. “Cosa desiderate da un vecchio paladino, o giovani imberbi?” e fece per tornare a bere, ma Brumestar intervenne, ponendogli una mano sulla spalla “Son qui per te, per una delle tue storie”. Al che i giovani, perso il timore del vecchio, cominciarono a richiedere uno sopra l’altro la narrazione della storia della volta che aveva salvato la vita al Re.
“Detta così pare che solo le mie armi si siano frapposte fra la vita del Re e le lame dell’Horda” disse Stee malcelando un sorriso, che però tocco appena gli occhi ” mentre quel giorno eravamo in 60 a difendere il nostro amato Sovrano”.
“Ricordo ancora quella serata invernale.Un cielo pallido copriva le nostre belle montagne e la Forgia risuonava dell’operoso lavoro dei nostri fratelli fabbri. Io ero andato a fare un salto in città per sistemare alcuni miei affari, ma non mi trattenevo mai tanto, anche perchè ero comandato al Nord per combattere le legioni dei Non Morti. D’improvviso il corno dell’allarme e un concitato schiamazzo dal portone principale. “HORDA!” – gridò, allargando le braccia e facendo arretrare dalla sorpresa i giovani nani che si erano sporti per ascoltare – “d’improvviso la calma che aveva regnato per la città venne meno. Le Guardie correvano a intercettare gli invasori, mentre altri veterani di tutti i fronti dell’Alleanza si andavano radunando. D’improvviso una voce… il Re, attaccano il Re. Balzai subito in sella a Biancomanto, il mio fedele Ariete da Battaglia e corsi per le strade della città, colpendo quando potevo un aggressore, ma non fermandomi alle scaramuccie intermedie, ma puntando alla sala reale.
Arrivato che fui vidi un muro di scudi tenue e malmesso che ancora difendeva l’accesso alla Sala del Trono. Diedi di sprone e piombai alle spalle degli aggressori, la lama sguainata che ricamava solchi vermigli nelle carni degli odiati avversari. Poi fu solo battaglia e colpi e sangue e dolore. Durò forse cinque minuti quella prima schermaglia, ma mi parvero ore.
Lo scudo pesava nella sinitra, mentre la lama era insanguinata fino all’elsa e il braccio che la reggeva era intorpidito.
Il nemico era arretrato un poco, per riformare le linee. Mi unii ai difensori, aggiungendo il mio scudo agli altri a far barriera. Il Re ci ordinò di ripiegare verso il trono, dove le scale ci avrebbero dato un vantaggio difensivo. Gli scudi si serrarono nuovamente, formando un lungo muro d’acciaio. L’Horda rinnovò l’assalto, Guerrieri e Paladini in testa, mentre energie magiche colpivano le nostre armature e abbattevano fratelli.
Il sangue scorse a fiumi. La mia ascia si sollevò e si abbassò molte volte, senza requie. Lo scudo parò molti colpi. Ma mentre i rinforzi arrivavano da dietro e si vedeva che lo slancio dei nostri nemici andava scemando il nostro fronte si piegava pericolosamente all’indietro, sempre più sottile. All’improvviso un enorme guerriero Tauren avanzò roteando una scure bipenne. La linea tenne per uno, due colpi, poi si infransero gli scudi e caddero anche i valorosi che li sostenevano. Nel varco si riversarono altri nemici e puntarono al Re. Fu allora che incontrai la morte… o almeno mi parve. Mi scagliai verso di loro, deciso a fermarli. Ne abbattei uno, ma gli altri mi colpirono in due punti diversi. Un dolore lancinante e caddi a terra. Ricordo ancora l’urlo del Re che chiamava a raccolta le forze naniche. Poi vuoto…”
La testa di Stee si chinò sul lato. Stancamente il nano aggiunse “i chierici fecero un gran lavoro…” poi si addormentò…

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