>L’ORA DELLA VENDETTA – PARTE SECONDA

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Dalla parte degli elfi oscuri…

Us’fahal il Selvaggio [vedi precedente battle report dei druchii] faceva fatica a contenere l’agitazione e l’impazienza di combattere di Kaliath, il grosso e giovane drago nero che montava. Facendo leva sulle cinghie disposte attorno al collo del volante, Us’fahal tentava di moderarne i bruschi movimenti e gli strattoni, col mostro che talvolta protendeva gli occhi al di sopra della bassa collina che ne nascondeva la sagoma alla polvere da sparo delle batterie imperiali, situate a non più di duecento metri di distanza.

Us’fahal si guardò attorno, attento a verificare prima di entrare in scena che tutti i druchii fossero pronti. Affiancavano il generale dell’esercito due unità scelte, la guardia nera e i carnefici, due unità di guerrieri di Naggaroth armati con baliste a ripetizione, disposti ai lati dello schieramento, e due unità veloci pronte a seguite Kaliath nel momento dell’azione (un carro con ruote falcate e un gruppo di cavalieri neri, anch’essi dotati di baliste a ripetizione). Sulla collinetta di fronte al generale era stata sistemata nella notte una temibile balista mietitrice. Ludmilla Aftetarenis di Croxiath, giovane ma già esperta incantatrice, padrona della magia oscura, assicurava a Us’fahal la necessaria protezione magica.
La prima impressionante sequenza di scoppi prodotti dalle batterie imperiali squarciò il silenzio come raffica di tuoni invernali e ruppe, per un solo attimo, la concentrazione di Us’fahal.
La battaglia era cominciata.

Sul fronte imperiale…

Il nemico era schierato poco distante, su una piana rotta solo da un poggio irregolare su cui svettava l’odiosa macchina di morte che aveva mietuto ranghi di imperiali durante le scaramucce pomeridiane. Erian Karlken, primogenito del Barone Vankard the Doomed osservava le linee compatte di armature oscure oscenamente forgiate con la brama di dichiarare l’attacco, ossessionato dalla conquista di quella gloria che fino a ieri aveva solo sentito narrare nelle storie del focolare, e che ora avrebbe potuto assaporare in tutta la sua dolcezza. Ed il prezzo per quel dolce sapore sarebbe stato far mordere la polvere e spillare sangue di creature odiose e rivoltanti come solo i predoni elfi oscuri potevano essere. La reazione al raid di questi rivoltanti razziatori era stata immediata, forse troppo veloce per avere le forze imperiali sufficienti a piegarle, ma Erian non aveva voluto attendere il ritorno del capitano della Guardia di Palazzo da una missione di scorta nella vicina miniera nanica. Aveva radunato la sua guardia personale, un valoroso gruppo di spadaccini con alcune decine di alabardieri in sostegno, e marciando a tappe forzate era riuscito ad arrivare nella piana con una forza raccogliticcia e male assortita, composta di forze requisite strada facendo.
Scorrendo il binocolo sulla linea imperiale, alla sua destra poteva vedere la decima di archibugieri, proveniente dalla vicina città di Margas, il cui comandante era un vecchio cacciatore la cui mira era rinomata in tutta la Contea, ma egli pensava che fosse più l’arma a fare la differenza che l’occhio dell’anziano capitano. Subito affianco, una compagnia di templari dell’ordine della Fiamma di Sigmar, reclutati lungo la strada, teneva a stento i propri cavalli dal balzare contro le linee degli odiati elfi oscuri. Al loro centro Brother Lucius, un enorme prete sigmarita che guidava la centuria a cavallo. Alla sua sinistra, invece, aveva preso posizione la sua guardia personale ed il distaccamento di accompagnamento. Quest’unità era circondata dalle macchine da guerra imperiali provenienti da un treno speciale diretto a Altdorf, macchine che erano state requisite con l’impegno di renderle appena l’emergenza fosse terminata. Logan il Lucente era nella sua guardia personale, il suo vecchio precettore e maestro assisteva impassibile all’ondeggiare degli oscuri vessilli mentre scorreva un rosario sigmarita del suo ordine. Sull’estrema sinistra dello schieramento erano disposti gli acquisti di una supplica ad un vicino ingegnere, il cui studio era noto per effettuare riparazioni e studi per la Reale Scuola di Artiglieria di Nuln. Questi aveva acconsentito a fornire delle armi per la battaglia, ma era venuto personalmente a bordo di un modello di Carro a Vapore sperimentale e con la sua guardia personale. Inoltre aveva favorito anche una batteria della nuova e temutissima, in quanto erratica, batteria di Razzi Tempesta.


Grinfia scosse la testa nervosamente, fiutando il tanfo di morte proveniente dalle linee degli oscuri. Era il momento, il grifone fiutava l’imminente battaglia. Soffiando in un fischietto che aveva con sé, Erian diede il comando di Avanti. Le bandiere garrirono al vento, mentre le artiglierie accompagnavano in una cacofonia di suoni la marcia di fanterie e cavallerie imperiali. Subito Erian notò che il grande cannone aveva centrato la balista mietitrice dei druchii, riducendola in frantumi, mentre tra sbuffi di vapore e nitriti di cavalli il fianco destro e quello sinistri erano avanzati compatti.
Nel cielo era cominciato lo scontro tra maghi avversari.
Il giovane comandante imperiale osservò le proprie truppe avanzare mentre Grinfia mordeva il freno, smanioso di entrare in battaglia. Chinandosi in avanti sussurrò delle paroline all’orecchio del gigantesco grifone che lo accompagnava dalla nascita: “Non ancora. Verrà il nostro momento”.

La battaglia

All’avanzare del nemico i druchii cominciarono a scagliare i loro micidiali dardi mietendo un gran numero di vittime. La magia non riusciva ad essere incisiva, né da una parte né dall’altra; le difese magiche a disposizione dei due schieramenti si rivelavano efficienti. Qualche istante e Kaliath, finalmente libero dalla stretta di Us’fahal, poté finalmente spiccare il volo; l’obiettivo fu subito chiaro e la picchiata sul cannone che aveva appena distrutto la balista mietitrice fu rapida e precisa, i serventi messi subito in fuga. Ma tanto era stata rapida la discesa, tanto repentino e fulmineo si dimostrò il successivo attacco sul fianco del carro a vapore che, speronando (nel vero senso della parola) Kaliath, ne mise a nudo le ossa degli arti inferiori e ne dilaniò la pelle in più punti, costringendolo prima a piegarsi sulle zampe, poi ad accasciarsi su un lato e infine a morire in una pozza di sangue rosso scuro. Us’fahal riuscì con un balzo di sorprendente agilità a non rimanere schiacciato sotto la massa del volante e in una frazione di secondo capì di aver dato troppo peso alla posizione del generale avversario e del suo grifone, non curandosi, stolto, del carro nemico; si ritrovò dietro le linee nemiche, solo, la terrificante bestia che montava morta ai suoi piedi, le orecchie che vibravano dal dolore per l’impressionante volume del suono prodotto dalle macchine da guerra avversarie. Perso. È in momenti come questo che la maggior parte dei generali attende soltanto l’ultimo colpo, quello che accompagna al trapasso insieme con l’esercito comandato… ma fu esattamente in quel momento che Us’fahal, gli occhi rossi come il fuoco per la rabbia, giurò vendetta!
Dopo alcuni minuti di iniziale timore in cui era rimasto al riparo dietro le copiose fronde del bosco, Erian, finalmente allo scoperto e a contatto con le linee nemiche, si trovò fronteggiato da vicino da carnefici e guardia nera ma preferì sottrarsi alla pugna e scelse i cavalieri neri, più lontani, per cominciare a sfogare il suo odio per i predoni oscuri. La carica volante di Grinfia si risolse in qualche artigliata del grifone e poco più: i predoni a cavallo poterono rispondere e anzi ferirono anche la bestia degli odiati imperiali: Erian capì in quell’istante che nulla sarebbe stato facile in quel giorno maledetto!
Sui due fianchi dello schieramento dei druchii, i guerrieri si battevano come leoni resistendo alle truppe a cavallo nemiche. Sul fianco destro, in particolare, lasciate le baliste e impugnate le lunghe spade con i glifi di Naggaroth, i guerrieri riuscivano a difendere con relativa semplicità la posizione di vantaggio garantita dalla palizzata che avevano eretto nel pomeriggio e che si era dimostrata in grado di attenuare la violenza della carica dei cavalieri di Sigmar. Alla vista del drago che si abbatteva pesantemente al suolo i druchii ebbero però uno scossone tremendo; l’unità di guerrieri sul fianco sinistro cedeva, con i naggaronti del carro, equipaggiato con ruote falcate, prima incapaci di reagire alle sollecitazioni della frusta dell’elfo che li comandava (rinunciando per gli elfi ad una preziosa carica), poi assolutamente impreparati a contrapporsi alla carica dei templari.
Ogni cosa sembrava ormai persa per gli oscuri predoni giunti da così lontano. Era il momento del tutto per tutto! I carnefici, richiamati da Us’fahal, caricarono il reggimento di spadaccini sul fronte mentre Us’fahal stesso, divincolatosi dalla morsa del carro, teneva impegnato il nemico sul retro, la sua sete di vendetta solo all’inizio! Ludmilla accompagnò la carica ma la sua presenza non si dimostrò determinante. Più dietro, sul fianco destro, i guerrieri avevano resistito brillantemente ai templari i quali ora si vedevano costretti a subire la carica della guardia nera. “Tutto per tutto!”, continuava a ripetere Us’fahal, urlando a squarciagola. Gli spadaccini furono ridotti al silenzio in poco tempo, gli ultimi (in fuga) raggiunti dalle lunghe lame dei carnefici, mentre il mago imperiale, dopo aver eroicamente resistito alle lame mortali, restituendo colpo su colpo, si disimpegnava e lasciando dietro di sè una luce accecante si allontanava dal campo di battaglia, scampando alla morte. Us’fahal, accecato dalla rabbia, si gettò da solo sul fianco dei templari.


Dalla parte opposta, la guardia nera aveva vinto il confronto con l’altra unità di cavalleria riuscendo a metterla in fuga; un attimo dopo, però, un’ombra si abbatté improvvisamente sull’unità di elite dell’esercito dei duchii. Era quella di Erian e del suo grifone! Gli artigli di Grinfia abbatterono ancora un elfo; il generale avversario non fu però altrettanto scaltro e la risposta della guardia oscura fu letale. Mentre rispondeva ad un affondo di alabarda, Erian avvertì freddo all’improvviso, il sapore acre del sangue riempirgli il palato, il colore rosso del liquido colorargli la corazza… riuscì solo per un istante a scorgere la lama nemica piantata tra le carni all’altezza dello sterno… quella fu l’ultima immagine che i suoi occhi e il suo poco brillante cervello furono in grado di analizzare e processare prima di perdere definitivamente l’equilibrio e di cadere pesantemente a terra lasciando il grifone senza cavaliere.
Mentre i templari che stava combattendo con abilità si disperdevano di fronte a lui, Us’fahal poté scorgere con la coda dell’occhio la morte di Erian, odiato nemico, e i fumi del carro a vapore, che ormai ridotto all’impotenza abbandonava a velocità ridotta il campo di battaglia.
Un egual numero di morti copriva la piana da entrambe le parti ma Us’fahal capì infine che per i druchii era stata una vittoria, l’ora della vendetta finalmente giunta, e liberò un urlo che fu udito a centinaia di passi di distanza.

3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Lthandius
    Mar 26, 2008 @ 12:39:00

    >Ma dico io… un pareggio trasformato a parole in vittoria. Ma che storie son queste. Ci rivedremo al ritorno.Ah se ci rivedremo…

    Rispondi

  2. The President
    Mar 27, 2008 @ 05:51:00

    >Ho letto l’Epilogo… Ho visto che ti sei rifatto “col botto”. E’ dai tempi di Joda che i personaggi STRAMORTI non ricicciavano così bene… ;-)Bravo, bravo…

    Rispondi

  3. pestens
    Mar 28, 2008 @ 22:19:00

    >Mi ricordo una cosa del genere con Valmen!!!certo vincio tende un pò a ripetersi!Al rogo i personaggi resuscitati!

    Rispondi

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