Riflessioni di fine giornata

Come capita sempre più spesso, il rientro a casa tra me e M. è di solito sfalsato di una mezz’ora – quaranta minuti. Quindi vi sono dei momenti in cui son SOLO… ok, ci sono alcuni che obietteranno “ma come… a lavoro praticamente sei solo, ed ora notifichi il fatto che sei solo… ma cos’è asocialità repressa? o cosa?”. La risposta è proprio in quel “al lavoro”. L’assenza di proprietà del tempo che si sviluppa in ambiente lavorativo, ove ogni azione, sforzo e pensiero deve proiettarsi al conseguimento degli obiettivi fissati e del restare pronti all’azione nel momento in cui ci sia un momento di stasi, sono elementi essenziali a contraddistinguere quei momenti di solitudine come fittizi. In realtà siamo io e il lavoro in quella stanza. Quindi non c’è tempo per una riflessione su se stessi, con la calma e la tranquillità che tale pratica richiederebbe, ecco il perchè della differenza qualitativa della tipologia di solitudine esperita tra casa e lavoro. Non mi dilungo oltre sul punto, altrimenti, da bravo web worker, perdo il segno, la concentrazione e il punto, visto che la mia soglia di attenzione scivola verticalmente verso il minimo fisico del tempo che ci vuole a leggere l’incipit di una pagina web, e torno al tema che volevo trattare.
La solitudine di quei momenti in cui sono solo a casa consente di tirare due minuti le file della giornata, e fare un punto della situazione. Con questo non asserisco che la condizione di solitudine la preferisco alla compagnia di M., tutto il contrario veramente, ma ci sono momenti in cui l’esame di coscienza è d’obbligo, e quindi, approfittando della vicina Pasqua, di una ventina di minuti qualificabili come sopra, e della connessione wireless, mentre suona musica classica nello stereo e sono disteso sulla poltrona estensibile, i pensieri cominciano a fluire, scendono lungo le dita come impulsi predefiniti e si commutano in dattiloscritto.
Ho tante domande sul mio futuro prossimo e venturo, domande legate al lavoro, che appare in bilico su una trave di legno, pericolosamente sospesa sul baratro del discioglimento dell'”azienda” per la quale travaglio; domande legate alla mia soddisfazione professionale, alla mia prospettiva di carriera identificata come path o sentiero da percorrere per raggiungere la piena soddisfazione professionale e la realizzazione come individuo ed i cui tratti sfocati nelle linee guide non aiutano a delineare mai completamente a fondo, sospeso come sono tra le molte anime del mio lavoro, un trade-of-all-jack and master of none che non riesce a conciliare le roteanti anime del suo essere informatico; domande di tipo esistenziale, che non riporto qui, anche perchè hanno ancora i contorni sfumati del non cosciente, e forse quindi necessitano di decantare ancora un po’ nei recessi dell’inconscio, per poi assurgere a forma tangibile di pensiero, preoccupazione, motivazione o altro.
Lascio che la musica mi culli via su note delicate. M. è sotto, tocca andare. Pausa finita. Si torna alla routine. Ma il sorriso di sempre si è nuovamente consolidato.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Anonymous
    Mar 20, 2008 @ 08:40:00

    potresti dire il mio nome per intero?? Così mi esento solo un elemento…:)M.

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  2. Lthandius
    Mar 20, 2008 @ 11:18:00

    :Damori difendo il tuo anonimato internet ; ) ma se vuoi converto in esteso

    Rispondi

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