Un tempo… in Rai

In una società che cambia, dovrei essermi abituato alle discese verso la mediocrità, il livellamento verso il basso, l’adozione di una linea di giudizio sempre più lasca, ma non riesco a vincere questo mio desiderio di meritocrazia, di ordine, di regole certe, di standard elevati, di rispetto che sono la base per aspirare all’eccelso, per tenere vivi i sogni, per rendere concetti come educazione, rispetto, merito, tolleranza e civile convivenza sentire comune e non isole sparse, magari anche diffuse, ma che finiscono soffocate o avvilite dalla massa che incombe.

Stamattina grave colpo alle mie certezze. Una volta in Rai lavoravi in ruoli di giornalista se avevi, oltre al mestiere, anche una dizione PERFETTA! (mi ricordo di Alberto Sordi che raccontava il suo inizio nella televisione di stato, proprio grazie alla sua capacità di leggere testi in maniera perfetta e in tempi rapidissimi).
Stamattina un’inviata del TGRadio1 aveva la zeppola…
Tac… un altro scatto verso il basso. Saltare l’asticella non è quasi più un’impresa…

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