Moccia mania, da fenomeno sociale a ordinaria economia

Passeggiare a Ponte Milvio può essere salutare, piacevole e a volte anche istruttivo.

Il problema della Moccia mania di apporre lucchetti ai lampioni, che tante critiche aveva generato in passato, e che in qualche caso aveva anche prodotto qualche danno (vedi i due lampioni venuti giù per il peso dei lucchetti), adesso è ordinaria amministrazione, perdendo se vogliamo quel gusto di “anti” e “nuovo” che aveva in passato, amalgamandosi a moda, e ingabbiandosi nella penosa forma del clichè adolescenziale per esprimere un sentimento… in una forma esteriore che ormai non ha più niente di romantico, ma sa solo di banale.

E sì… perchè non è tanto il gesto in sè che ha perso vis, ma il contorno in cui viene espletato. Arrivare a Ponte Milvio e trovare i banchetti di abusivi che ti vendono lucchetto e ti prestano il pennarello la dice lunga.
E’ proprio vero che l’economia e la mercificazione possono arrivare ovunque, anche tre metri sopra il cielo.

La calma dell’assenza di orario

Com’è bello pranzare senza l’ansia del timbro, senza l’orologio che ti ticchetta nelle orecchie, senza la voce asrpa del “custode del tempo” che rieccheggia nella tua mente, rammentandoti quali sono i momenti salienti della giornata… entrata, uscita per pausa pranzo, ritorno dalla pausa pranzo, uscita.
In mezzo lavoro anonimo per la gloria, il dovere, la vita.

Oggi, orologio, ti ho gabbato!

Aderisco, ma in silenzio

Non posso dire che partecipo, ma diffondere quello mi è dato. Quindi ecco a voi la memorabile idea del Sor Grillo.

Un tempo… in Rai

In una società che cambia, dovrei essermi abituato alle discese verso la mediocrità, il livellamento verso il basso, l’adozione di una linea di giudizio sempre più lasca, ma non riesco a vincere questo mio desiderio di meritocrazia, di ordine, di regole certe, di standard elevati, di rispetto che sono la base per aspirare all’eccelso, per tenere vivi i sogni, per rendere concetti come educazione, rispetto, merito, tolleranza e civile convivenza sentire comune e non isole sparse, magari anche diffuse, ma che finiscono soffocate o avvilite dalla massa che incombe.

Stamattina grave colpo alle mie certezze. Una volta in Rai lavoravi in ruoli di giornalista se avevi, oltre al mestiere, anche una dizione PERFETTA! (mi ricordo di Alberto Sordi che raccontava il suo inizio nella televisione di stato, proprio grazie alla sua capacità di leggere testi in maniera perfetta e in tempi rapidissimi).
Stamattina un’inviata del TGRadio1 aveva la zeppola…
Tac… un altro scatto verso il basso. Saltare l’asticella non è quasi più un’impresa…

Caro mi costò il barbiere

…ovvero di come mi hanno fregato la bici mentre mi decurtavano i capelli… :-(

Una giornata che sembrava andare bene, un tempo terso e fresco per girare in bicicletta, uno zaino tattico sulle spalle comodo e capiente per portare tutto il necessario alla serie di giri della giornata, il rimborso IRPEF finalmente ritornato ed incassato, la puntata in banca, la visita in Nike, terminata con bottiglione di spumante da supermegadirigente di azienda per aver aiutato alla produzione di paccume natalizio, il pranzo con Livio e Marzio, sempre così interessante e formativo, oltre che tentante… ah la vita fuori, com’è + stimolante… e poi alle 15.30 il barbiere prenotato per sistemare la jungla di capelli che ho in testa. Il tutto eseguito a cavallo della mia Rockrider Decatlon, la bici della laurea, che da mesi ormai è il mio mezzo di deambulazione preferito, escluso quando vado in palestra o per le uscite serali. Anche oggi ho divorato il nero asfalto, mentre le macchine restavano impilate in coda senza possibilità di fuga, sfrecciando là dove tutti andavano a passo d’uomo, contento come solo chi va in bici sa si può essere andando su questo mezzo così spartano eppure capace di dare grandi soddisfazioni.
Solo che quando sono uscito dal barbiere, pronto ad andare in AN per festeggiare l’imminente Natale con gli amici di quotidiana vita, il palo a cui avevo legato la bici era orfano della stessa. Certo di aver legato la bici ho capito che l’imprevisto, l’impensabile, l’aborrito, l’odiato, il danno, la mala azione, l’anticamera per la dannazione, il biglietto di sola andata per l’inferno era accaduto… mi hanno ciulato la bici.

Inutile dire che non sapevo che fare, se piangere o pestare i presenti là intorno per non aver fermato il ratto, in fondo avvenuto nella trafficatissima via Marcantonio Colonna… e non in qualche isolata via buia di periferia… ed invece ho avuto solo la forza di chiamare la Mery… solo per avere una consolazione certa, ma nella mia testa ho avuto pensieri poco cristiani nei confronti di chi mi ha prelevato senza permesso la bici, senza l’intenzione di rendermela.

Ora ascolto i Linkin Park a volume massimo, cercando di sublimare il sentimento ostile, e cercare la via del perdono…

Ma che ca##o però…

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