Ti invito, solo se non condividi

Mentre il mondo si interroga sull’uso del web 2.0 per comunicare e fare nuovo giornalismo, o almeno sulle nuove forme di produzione di notizie nell’era di Internet diffuso e mobile, il mondo bene si domanda come evitare di finire sparato in prima pagina su siti, sitarelli, linee di Twitt o profili Faccialibro.

Che la sbornia di condivisione stesse arrivando al limite di sopportazione era noto, tra diffusione di cellulari e profili di Social Network, praticamente ogni aspetto della nostra vita finisce online. Talvolta anche nostro malgrado.

Gli ambienti bene newyorkesi si muovono in direzione di una ferrea regolamentazione di questi aspetti di socialità sfuggiti al controllo.
Proliferano le feste e i luoghi di raduno in cui è espressamente vietato usare Smartphone e cellulari per aggiornare Blog o postare su Twitter. Una pratica da associare anche alla sempre più diffusa consuetudine di limitare l’uso degli apparecchi elettronici e telematici a nostra disposizione (unplugged day) per una giornata a settimana, per riscoprire i piaceri di una vita non connessa.
Onestamente non saprei come collocarmi tra le due correnti, il sempre connesso e il fuggitivo dalla iper esposizione ai nuovi media. Però l’unplugged day lo voglio far mio.
Non potrà che essere relegato al fine settimana, causa lavoro che svolgo, ma sicuramente sarà piacevole avere una giornata lontana da schermi retroilluminati e senza quella pulsione, sempre più frequente di fotografare/attivare iPhone/ geotaggare etc etc che deriva dall’avere una connessione sempre attiva e una serie di gadget capaci di interfacciarsi ai vari profili online posseduti.

E cmq, occhio agli inviti. Sia mai che blogghiate un evento Blog Free…

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Come i social network cambiano il modo di interagire col mondo

Vignetta sugli effetti del microblogging nella vita reale

Il microblogging avanza e non si può più ignorarlo, avanza tanto che diventa anche oggetto di sempre più diffuse battute e gag a riguardo. Non si può ignorare la cosa, anche se in Italia le cose arrivano dopo e sempre scremate, comunque prima o poi arrivano. Quindi attenti tutti: là fuori c’è un mondo che aspetta solo di Twittare su cosa succede, su quello che capita e su come capita.

Commenti, feedback, responsi, il tutto in tempo reale. Dire una cosa e poi smentire di averla detta? Diventa difficile, se il gap tra dichiarazione e smentita è di qualche ora. Un disservizio? Aspettate un tracollo di commenti negativi e conseguente danno di immagine per l’azienda. Certo, la vignetta qui sopra dà anche una dimensione del fenomeno, che non può essere fatto più grande di quello che è (ovvero, quanti Followers ha?, come a dire, quanti prendono per buono quello che dice?), ma consci anche che come sasso lanciato in stagno, la possibilità di riverbero e di diffusione per cerchi concentrici è facile ed attuale.

Non c’è da dormire tranquilli, specie per chi sul rapporto col pubblico e sul riscontro dei suoi servizi si presenta in borsa o ci crea un marketing.

Google allarga i confini di Gmail

Il video dimostrativo, rigorosamente in inglese, illustra quali sono gli obiettivi del nuovo servizio Google Buzz introdotto da Google solo nei giorni scorsi ed ancora in via di sviluppo (quindi in progressiva messa a disposizione per gli utenti Gmail già attivi e per quelli a venire. Era necessario introdurre il servizio all’interno della piattaforma di posta elettronica della casa di Mountain View? Gli utenti Gmail, passati alla posta elettronica di Google per avere un servizio efficiente, veloce e funzionale, trarranno giovamento da questo nuovo strumento?

Interrogativi legittimi, la cui risposta passa per un allargamento della visione strategica dell’intero panorama web e non solo facendo le pulci alle scelte della grande G.
Il panorama dei servizi interattivi sul web si va ampliando ogni giorno di esigenze nuove. Gli utenti cominciano a godere delle piattaforme omnicomprensive che consentono loro di operare da un sito che conoscono, di cui si fidano e cui affidano buona parte di quel patrimonio inestimabile che sono i propri dati personali, per aprirsi al mondo.

Il successo di Facebook o di altri Social Network, risiede tutto in questa magica alchimia di elementi: servizi, ambiente rassicurante, facilità di rete con altri utenti. Stare su Facebook, al di là del mero sfoggio di foto piacione o video divertenti, test invadenti o richieste di applicazioni improbabili, risiede tutto nel fornire una piattaforma che consente di raccordarsi con gli amici, ritrovare i conoscenti, avviare nuove amicizie in modo semplice facile ed intuitivo, ma anche di lavorare con team, condividendo informazioni, spedendo mail e usando la chat per pianificare o approfondire punti. La notizia uscita nell’ultima settimana che la piattaforma di Social Networking stava avviando un progetto per dotarsi di una vera e propria piattaforma di posta elettronica (facile ipotizzare un dominio @facebook.com) avrà sicuramente messo una pulce nell’orecchio dei sempre attenti amministratori di Google, i quali avranno tirato fuori dal cappello della propria mastodontica corporazione l’idea di trasformare Gmail (che non scordiamoci è già ora perfettamente integrata con tutta una serie di servizi paralleli tutti linkati al profilo Gmail usato dall’utente) in un social network. Nel lungo periodo questo servizio lo vedo perfettamente collocato all’interno del progetto di lungo corso messo su da Google di creare un sistema operativo interfacciato costantemente col web. Sentito il click del meccanismo perfetto che va chiudendosi?

Non mi stupisce affatto che la struttura dei servizi della piattaforma web di Mountain View vada arricchendosi anche di servizi social. Buzz difatti non farà altro che raccordare servizi già presenti (Reader, You Tube, Gtalk, Gmail) con una piattaforma comune.
Il cammino per il futuro è davanti a noi, e la grande G non resterà a guardare mentre il web si reinventa. In fondo non potevamo aspettarci di meno.

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Lthandius goes web 2.0

Nelle ultime ore ho potentemente espanso le mie potenzialità di movimento nei social network.
Ho difatti attivato l’account Twitter, sistemato il mio vecchio account Deviant Art, inserendo alcuni lavori precedenti ed alcune foto che gradisco particolarmente, aggiornato le mie rubriche su LinkeIn e Namyz, inserito il referimento al sito dei Tecnorati e corretto alcune imperfezioni di Layout.

Insomma, in poco tempo, durante un momento di calma, son riuscito a pareggiarmi con la rete, per incrementare ulteriormente la mia presenza sulla rete. Ormai Lthandius si muove a tutto campo.
Se L’th è andato sotto nel GDR, dimenticato in un cassetto impolverato, o anche nei MMPRPG, in cui la mia frequentazione è diventata più unica che rara, nei social network è rinata, dando nuova linfa alla leggenda dell’Elfo imprendibile.
Daje L’th, la rete è tutta tua.

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