Hypstamatic: ovvero come ti trasformo un iPhone in una camera vintage

Immagine di piazza Montecitorio, fatta con iPhone e Hypstamatic

Un esempio di foto tratta con iPhone dotato di Hypstamatic

Per tutti quelli che hanno sempre avuto una passione per il retro, che hanno magari una camera digitale e vogliono divertirsi con la fotografia, ecco l’applicazione per iPhone definitiva: Hypstamatic.

Con un prezzo tutto sommato onesto (stiamo parlando di meno di 5€) il vostro melafonino si trasformerà in una fantastica macchina fotografica retrò, capace di commutare le altrimenti piatte foto della fotocamera standard in qualcosa che a primo impatto risulterà di effetto e pieno di charme.

L’aggiunta della personalizzazione estrema che coinvolge non solo i rullini a disposizione, ma anche i flash e le lenti da utilizzare, fa si che ogni scatto sia assolutamente ricomponibile a gusto dell’autore, facendo della stessa inquadratura una fonte di più opzioni tutte valide e piacevoli.

Da quando l’ho installata non uso praticamente più l’applicativo fotocamera standard dell’iPhone, preferendo alle piatte foto monotematiche o queste stupende varianti vintage oppure le opzioni della Camera Bag, un altro applicativo molto piacevole eventualmente da affiancare al pacchetto molto Hyp qui recensito.

E per fare bene le cose un po’ di link:

il sito della Hypstamatic

e quello di Camera Bag

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Tropa de Elite

In Brasile i poliziotti o fanno finta di niente, o fanno parte del Sistema, foraggiandolo e nutrendosi da esso, o gli fanno la guerra…

Un film spietato, che non lascia un attimo di tregua dall’inizio alla fine e che mette a nudo le contraddizioni della società brasiliana (ma che potrebbe essere tranquillamente applicato anche in altri paesi, Italia inclusa) ove la società bene vuole essere protetta, vuole sentirsi la coscienza apposto, facendo opere di bene, e si strafa di roba.
Per poter operare nelle zone limite si accorda con la mala, gli spacciatori, e a loro volta alimentano il sistema comprando droga e strafacendosi di ogni forma di vizio.
I poliziotti, che devono affrontare con scarso addestramento e mezzi i potentati della droga, all’interno delle loro zone di controllo, sanno che avrebbero vita breve, quindi scelgono o di non vedere, per allungarsi la vita, o si alleano al sistema, allargando il cerchio della corruzione, o se vogliono fare il loro dovere fino in fondo devono scegliere la strada più difficile, quella della guerra.
E non sono parole retoriche. Nelle operazioni del BOPA non c’è spazio per il rimorso o per l’estazione. Si entra nelle Favelas per uccidere e non per rimanere uccisi, per ottenere risultati, e non per fermarsi di fronte ai diritti civili di persone che hanno scelto di stare dalla parte dell’illegalità (anche se a volte la scelta è necessaria, e dunque sa poco di scelta vera e propria).
Gli agenti che operano nel BOPE sono sulla linea di confine, in una vita sempre al limite, che non conosce stop, che non ha vacanze, neanche la vita privata ne è risparmiata.
Uomini al limite, che per evitare di venire a patti con il loro senso dell’onore e del dovere non hanno altra via che quella di farsi acciaio.
Un film da vedere, per spostare l’occhio oltre la stereotipata immagine di un Brasile che rimane legata a pallone, spiagge e costumi mozzafiato su corpi perfetti.
Certo, l’immagine che esce dal film è macchiata di una velata retorica di fondo, ma il film non ne risente. 

Iron Man

Tony Stark, ingenioso e talentuoso industriale, figlio di un fabbricante di armi, dedicato al mestiere del padre, rapito e costretto a barattare la sua vita con la costruzione di una superarma, si rivolge alla sua competenza per salvarsi, costruendosi una suite di armatura (esoscheletro) con la quale aprirsi un varco verso la salvezza. Tornato libero, migliora la sua armatura, integrandola di sistemi intelligenti e potenziandola nella corazzatura e armamento per proiettare la sua azione contro i malvagi (in realtà per riparare ai danni di un traffico di armi indiscriminato condotto dalla sua azienda).

Ma si dovrà scontrare con la dura realtà del traffico di armi e dei suoi soci senza scrupoli.
Il film visto ieri sera è godibile, cattura per la carica charismatica di Downey Jr., credibile come miliardario avezzo ai vizi ed ai piaceri di una vita all’eccesso e dal contraltare rappresentato da un Jeff Bridges in gran forma.
Come Batman, anche Iron Man è un “supereroe possibile” nel senso che non ha superpoteri indotti, ma solo tecnologia e ingegno al servizio del bene.
Consiglio il film a chi ha gradito la serie dei supereroi trasposti al cinema, il film scorre veloce, è abbastanza credibile (tolta la serie di impatti paurosi che subisce il nostro eroe e da cui esce sempre sulle sue gambe e neanche intontito – ehi ma questa è Hollywood) e diciamocelo… chi non vorrebbe una suite di esoscheletro potenziato in oro-titanio, dipinta in rosso e oro con cui scorrazzare in giro? 

Conversazioni in silenzio

Ci sono momenti in cui avere un blog si trasforma in qualcosa di utile. Mi piace credere che questo sia uno di quelli. Qui sotto trovate l’opera di una giovane poetessa, Paola Lionetti, che ha messo in questa prima raccolta di versi la sua immagine del mondo. Il coraggio dell’incoscienza? No! La forza della pulsione artistica, la sensibilità, la possibilità e la voglia di trasmettere sentimenti ed emozioni in versi. Ecco… i poeti sono i veri cultori della nostra natura di uomini, che le loro penne non siano mai secche, e possano trovare sempre nuovi versi… vuol dire che gli uomini non saranno morti.

La biografia della poetessa è così descritta…
Paola Lionetti è nata a Roma il 5 dicembre del 1965. Laureatasi in Scienze Geologiche all’Università degli Studi “La Sapienza”, dal 2003 lavora presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Ha scritto diversi articoli e partecipato alla stesura di cd-rom e testi di divulgazione scientifica. Conversazioni in silenzio è la sua prima silloge poetica.

Un esempio di poesia tratto dal libro e dedicato a… indovinate un po?

Il clown che è in te
Sulle labbra hai un sorriso
che ispira serenità,
dentro c’è un miscuglio
di solare semplicità
e pensieri ingarbugliati.

Le imprese impossibili ti riescono facili
e quelle semplici diventano difficili.
È il tuo mondo, che funziona al rovescio
– la tua faccia grondante di lacrime –
ma tu non ti perdi mai d’animo.

Alzo gli occhi
– come per guardare il tuo naso rosso –
con tutti i tuoi piani per l’avvenire,
che ti si rovesciano addosso.

Sono costretta a sorridere.
E anche tu.
Nel futuro si schiude uno spiraglio.

Qui sotto il testo tratto dalla prefazione:
Conversazioni in silenzio è una raccolta poetica in cui l’autrice, Paola Lionetti, compie un percorso tortuoso, a tratti doloroso, ma altresì desiderato, voluto, consapevole: un viaggio che la conduce nei meandri della coscienza di un Io lirico fragile, eppure pronto, deciso a sostener il peso della propria sensibilità.
All’inizio si ha l’impressione di seguire i passi incerti di una scrittura che teme di schiudersi, di volgere lo sguardo
oltre il foglio bianco ma che gradualmente diviene sempre più solida, sempre più affidabile, e se l’incipit è un mezzo
per scrostare via lo schermo che l’Io lirico ha posto fra sé e il mondo, in seguito la poesia di Paola Lionetti diviene “il mondo”. I luoghi, le persone, i sogni che si leggono in questa raccolta sbocciano difatti all’improvviso accorciando le distanze tra il paesaggio interiore dell’Io lirico, il suo sguardo, e il resto, il paesaggio vivo e pulsante che lo circonda. A tratti questa silloge suggerisce un motivo diaristico e dialogante, l’interlocutore di questi versi tuttavia è sempre sfocato, assente, impreciso e ciò rende il dialogo dell’io lirico un dire silenzioso, una continua ricerca di equilibrio nell’instabile tentativo di comunicare.

Per acquistare il libro on-line andate qui

Posted by Picasa

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