Prima o poi doveva succedere

Doveva capitare di dover affrontare un lavoro che mi fa schifo realizzare.
E’ arrivato adesso. Sta sulla mia scrivania e aspetta solo di essere fatto.
Realizzato e portato a compimento, manco stessimo parlando di panini, in tempi certi e stretti.
Insomma: mangia sterco e fallo in fretta.
Yawoul Herr Komandant!

Ahiò! Ma si uscirà da questo circolo perverso?
Intanto vediamo di dare un aspetto decente a questo schifido lavoretto. Sarebbe già un gran miracolo.

Nel frattempo chiedo scusa per la sequenza disperata di post sulla carenza di sonno… si sa mai che qualcuno pensi che non dormo. :)

Del mio vagare e altro

Son stato assente un pochettino da queste pagine di blog, per svariati motivi.
Uno è che ho cambiato dislocazione, come i vecchi post hanno ampiamente documentato, e ancora non ho raggiunto l’equilibrio definitivo in ambito ufficio, essendo appoggiato ad una scrivania che non è una scrivania, ma un tavolo rotondo posto in centro di una stanza di segreteria del palazzo di via dell’Umiltà.
Solo oggi mi è arrivato il PC, che devo dire non è niente male, pur avendo solo 2Gb di RAM rispetto ai 4 della mia vecchia macchina, per ora risponde egregiamente.
La giornata odierna è quindi passata a configurare i settaggi del mio PC in maniera che si possa essere operativi da subito nei prossimi giorni.

Altra novità rilevante è l’avvio di una ricerca di nuova casa in vista dell’arrivo di un nuovo componente della famiglia in quel di Luglio 2010.
: ))))

Per il resto la vita va avanti come al solito. Tra addii al celibato di amici che si sposano, film in 3D, annunci epocali di cambiamenti addivenire, farneticazione sul softair e quant’altro condisce le giornate di una personcina iper attiva come il sottoscritto.

Nulla di rilevante quindi. Piuttosto… mi vorrei riscrivere in palestra, al fine di abbattere il buzzone malefico.
Buon proposito di inizio anno???

Del nuovo ufficio, delle mucche e quant’altro

Si sta così, tra una scrivania volante ed una completamente sguarnita, sospesi tra due capi, conteso a suon di minacce, ma intanto si sta.
Il pc frulla come un macinino, senza mai fermarsi, nonostante la sua vetusta età e il suo desiderio di prepensionamento.
Unica connessione al momento disponibile la mera chiavetta USB della Vodafone, che sgrana minuti su minuti di connessione HDSPA senza tregua da mattina a sera, arrivando pericolosamente al limite fatidico delle 10h/giorno.
Ma cominciano le soddisfazioni. Si parla con Onorevoli, come si faceva una volta in AN, si approntano progetti, si avanzano ipotesi, si fanno presentazioni (ebbene si… è ora di PowerPoint anche per me). Così va il mondo.
Però tornano gli stimoli, e questo è bene…

Mizziga che figura di …

Ultimamente mi sono lanciato al di fuori dei normali confini lavorativi, in ambiti a me nuovi, seppur resi meno ostili dal fatto che comunque parliamo sempre e soltanto di essere sistemisti.

E’ attività in aggiunta alla primaria, ma non per questo meno “rilevante”, anche per le conseguenze collaterali che comporta e che non starò qui a spiegare.

Fatto sta che ieri avevo un’assistenza sui PC del capoccia… meglio del reggi cordoni della borsa di questa nuova esperienza. Tensione a mille.
Due macchine da controllare in sincrono, terrore impresso nelle mie sinapsi da altro sistemista, che mi ha detto passaci sopra, ma non lasciare tracce del tuo passaggio e non toccare nulla. Verifica solo, e in caso intervieni, ma niente modifiche di registro, cancellazioni o altro.
La goccia era già bella che formata in testa.

Poi mentre lavoro in scioltezza sul primo PC, ecco che compare il dirimpettaio di scrivania che, giustamente visto che non mi hanno presentato e mi hanno spedito a lavorare sulle macchine sensibili della rete, mi tratta da “intruso” e mi fa un terzo grado da paura. Rispondo a dovere, ma ormai la concentrazione è persa.
Non vedo l’ora di finire, sentendo proprio quella sensazione che mi son portato appresso sul petto stampata sulla maglietta di Einstein… ovvero, siedi su una stufa rovente per un minuto e ti parrà un’ora.

Ecco, io mi sentivo sulla stufa rovente.
Annoto cmq tutte le problematiche rilevate sulle varie macchine e mi ritiro, dopo un’ora di ordalia, in buon ordine.
Obiettivo della serata, fare un report fatto bene di quanto riscontrato, anche per cominciare a creare un feeling coi colleghi e dimostrare che so il fatto mio.
Report conciso, ma nel contempo esaustivo delle problematiche.

SOLO… perché c’è un SOLO… che una delle due macchine era connessa in Terminal Service su un server e mancando ogni tipo di riferimento alla cosa a video e non rilevando lag di sorta, io ho lavorato su un server senza saperlo… o meglio, che fosse un server lo sapevo, ma pensavo che fosse posizionato al posto di una macchina client… infatti mi pareva strano che in locale lavorassero abitualmente con la password di amministrazione.

Insomma. Il mio bellissimo report anziché fare un servizio alla patria e mostrare la competenza, ha praticamente generato un colpo boomerang… dritto dritto sugli zebedei. Così imparo a voler fare il primo della classe.

Cominciano a movimentarsi i pacchi.

Con lentezza si vanno riempiendo,
carte che son qui da anni,
stipi svuotati,
cartoni trasportati.

Cambia il tempo in cui viviamo,
cambiano luoghi e persone,
resta la gioia nel cuore,
JC è con me.

E così va nel dimenticatoio una stagione,
rimangono i ricordi.

Ordinaria amministrazione vs straordinaria ristrutturazione

E si va avanti così, in una duplice veste. Da una parte gestore dell’ordinaria amministrazione di una rete in crescita, con i problemi del quotidiano uso che la inficiano in efficienza e che richiedono il paziente intervento di mani esperte per essere ridotti in entità, se non proprio eliminati alla radice. Dall’altra le chiaccherate per la destrutturazione e conseguente ristrutturazione a riduzione della rete “di casa”, quella che volevo veder crescere e che domani non solo sarà più piccola, ma non avrà obiettivi noti e addirittura potrebbe subire un ridimensionamento… DEFINITIVO e a morire.

Come dire… vivo sospeso tra due realtà. In mezzo l’incognita UMILTA’ e le possibilità di collaborazione extra – parties.
Vedremo.

Intanto si naviga a vista.

Week end di Alghero, dove sei?

Capo Caccia - Alghero - Sardinia (IT) on Twitpic

Era solo inizio Settembre, pare una vita fa.
Tra traslochi da Taranto, piogge torrenziali, impegni lavorativi, sinodi parrocchiali e vita familiare, le giornate di vacanza passate ad Alghero sembrano veramente lontanissime.
Ancora ricordo il calore del sole pallido che squarciava le nubi, i bagni, le onde, i pesci, l’azzurro, i dolci sardi, le cene al Ristorante Cavour, le notti, le colazioni con le ricottelle, la macchina, le risate, le battute di “Non ci resta che piangere” che veniva fuori ad ogni dove, le birre sarde, le birre del continente, le birre in genere, la vista del porto, il porto sotto la pioggia torrenziale, la messa in sardo, il Duomo, il bar del centro, i gestori del bar del centro, le spiagge, Capo Caccia e gli atterraggi dei simpatici piloti Ryan (due su due con brivido).
Ripensare a quei momenti di condivisione e svago mi scalda il cuore.
Ed ora torniamo a pensare alla migrazione delle infrastrutture informatiche e cosa comportano nel caso debbano essere attuate realmente.

Della solitudine

Da qualche tempo, diciamo pure un anno e mezzo, quasi due, ma in maniera marcata nell’ultimo anno, il sottoscritto passa le giornate in solitario. Vuoi perché in ufficio è solo in stanza (P. non può contare, visto che parla solo per richiedere un intervento sul suo PC e tutto il resto è uno “Shhhh, sto traducendo/studiando francese”), vuoi perché i colleghi con cui passavo la pausa pranzo sono passati alla nuova realtà unificata, lasciando il sottoscritto, con i suoi incarichi legati alla rete dati alle catene dei server di VdS, trovare qualcuno con cui parlare durante l’orario di lavoro è divenuto quindi cosa complessa. Il che mi ha reso più riflessivo.
Mi trovo a pensare di cose che prima non notavo, ad osservare il comportamento delle persone che mi passano accanto ed in contemporanea di soppesarlo, cercando di capire cosa essi stiano pensando, cosa muova le loro azioni, quali siano le alchimie messe in campo nei rapporti con gli altri. E così, forse anche spinto dall’inizio della lettura del libro “Il linguaggio del corpo”, avverto la tensione in uno sguardo, l’attenzione, l’allegria, la curiosità che traspare dai gesti altrui, aperti, o almeno così appare ai miei occhi, alla mia piena interpretazione (ed ovviamente corretta analisi :) ).

Per contro comincio ad avere difficoltà a relazionarmi con gli altri. Riemerge quella “inesperienza” adolescentesca, legata allora al mio essere introverso (almeno fino ai 15 anni), ed oggi riproposta dalla mancanza di allenamento alla conversazione, alla relazione, al confronto. Ecco. Questo è il nocciolo del problema.
Finisco per restare in silenzio ed osservare, come pedone che deve attraversare la strada e fermo sul marciapiede in attesa del varco propizio, titubante e quindi condannato dal traffico inclemente ad attendere a lungo nello stesso posto, così ora, prima di metter parola in una conversazione attendo lungamente, ed intanto osservo. E talvolta l’osservare diventa l’unica interazione. Formulo giudizi, do pareri o consigli, ma tutto nella mia mente, o in posticipata sede, allorquando sono ormai solo e decisamente anacronistico nelle conclusioni.
Dho! Miglioramenti all’orizzonte? Boh, intanto la palestra Enterprise potrebbe fornire una svolta su questo piano e già sarebbe tanto.

Un nuovo giorno incomincia

Scorre veloce l’asfalto sotto la bicicletta, scorre come un fiume nero, chiazzato di colori sbiaditi, talvolta rotto nella sua continuità. Rapide le ruote passano sopra incroci, discese, curve e svolte, sostano solo il necessario ai semafori, ma l’animo leggero che le sospinge non accetta soste: appena il contorno lo consente, rapide ricominciano la loro corsa. Nella testa pensieri, nelle orecchie iPod, sulla testa il caschetto, sulle spalle la borsa a tracolla. Tutto il necessario per andare a lavoro, anche qualcosa di più. Ombre, luci e colori sono virati al tonalità più tenui dagli occhiali da sole. Un altro giro e la catena canta.
Impressioni di una città che si sveglia, saluti ai Nonni di quartiere, sorpassi agli autobus incolonnati, passaggi nelle corsie preferenziali. Tanto la mia “No Oil” passa ovunque.

Arrivo.
Sempre troppo presto. Interrompe il flusso di pensieri positivi.
Parcheggio nel cortile dello stabile, caschetto slacciato, mani che veloci assicurano la fibbia alla tracolla della borsa. Piedi in azione per salire le scale.
Ogni giorno la routine si ripete, da questo momento monotona nel suo dipanarsi.
Citofono, contatto elettrico apertura, mano con cartellino che timbra, fuga dai possibili problemi della prima mattina.
Si scende giù a prendere il caffè. Discorsi pecorecci dei colleghi, scarsa partecipazione del sottoscritto. Unico momento in cui far gruppo. Unico momento “scomodo” della mattina.
Poi rientri in ufficio. Quella porta che si chiude e il ricordo della corsa in bici che resta fuori. Calore, silenzi e monitor illuminati. Una nuova giornata di lavoro comincia.
La mia voglia di vivere resta in sella.

Tempo di ristrutturare

L’infrastruttura di backup dei server in ufficio.
Con pazienza e serenità, oggi mi tocca smucinà ; )

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